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Giorno 14 — Portare qualcosa: spiegare una cosa che sai. Come essere interessanti in una conversazione

Giorno 14 di 30Di David BrownAggiornato settembre 20267 min di lettura

Oggi alleni a portare qualcosa in una conversazione: spiegare in due minuti una competenza reale a chi non la conosce, senza gergo e con una domanda per l'altra persona. Sai di averlo fatto quando la spiegazione sta in 180 parole scritte, regge tre prove a tempo e una persona che non la conosceva ti fa una domanda. È l'ultimo giorno della settimana 2, dedicata all'approccio.

Esercizi del giorno

Scegliere la competenza e scriverla in 180 parole

Obiettivo. Ridurre una cosa che sai fare a un testo breve che una persona senza quella competenza capisce alla prima lettura: è la materia prima dei due minuti.

Come si fa. Scrivi cinque cose che sai fare meglio della media delle persone che conosci. Non serve un titolo, serve pratica: il mestiere, un hobby con qualche anno alle spalle, una cosa domestica fatta bene (affilare un coltello, leggere una bolletta, riparare una foratura, montare una tenda in dieci minuti). Scarta quelle che non ti interessano più e quelle che non hai fatto negli ultimi sei mesi. Tieni quella su cui hai più esempi concreti. Poi scrivi la spiegazione in quest'ordine. A cosa serve, in una frase. Il passaggio che sorprende chi non lo sa: l'errore che fanno tutti, il dettaglio che va contro il buon senso. Come si fa, in tre passi. Un esempio con oggetti o numeri reali. Regola sul lessico: ogni parola che un vicino di casa non userebbe la sostituisci, oppure la spieghi nella stessa frase. Non spiegare tutto: due minuti bastano per un pezzo, non per il mestiere intero. Niente battute preparate e niente domande a quiz sull'altra persona: porti una cosa tua, non un gioco.

Come sai che l'hai fatto. Per oggi il target è 180 parole al massimo, contate: se sono di più, tagli. Poi sottolinea le parole tecniche; se ne resta una senza spiegazione nella stessa frase, riscrivi. Il numero è una scelta nostra: un testo di quella misura, detto a voce, lascia dentro i due minuti lo spazio per una domanda.

Provarla a voce tre volte sotto i due minuti

Obiettivo. Passare dal foglio alla voce: la spiegazione deve stare in due minuti, con dentro una domanda per chi ascolta.

Come si fa. Registra con il telefono, in piedi, come se avessi davanti una persona. Prima prova: leggi il testo. Seconda prova: foglio girato, vai a memoria della sequenza, non delle parole. Terza prova: senza foglio e con una domanda vera per chi ascolta, a metà ("ti è mai capitato che…?", "secondo te perché succede?"), a cui lasci il tempo di una risposta. Dopo ogni prova riascolta e segna tre cose: durata, parole tecniche scappate, punto in cui hai perso il filo. Tra una prova e l'altra correggi una cosa sola. Se nella terza sfori i due minuti, taglia l'esempio, non il passaggio che sorprende. Non fare più di tre prove: l'obiettivo di oggi è dirla a qualcuno, non registrarla perfetta.

Come sai che l'hai fatto. Per oggi il target è 3 prove registrate, con l'ultima sotto i due minuti, senza foglio e con la domanda dentro. Scrivi le tre durate sul diario, una accanto all'altra.

Spiegarla a una persona che non la conosce

Obiettivo. Portare la competenza dentro una conversazione reale, nel punto in cui c'entra, e vedere se l'altra persona fa una domanda: è l'abilità del giorno.

Come si fa. Usa una delle occasioni che hai messo in calendario ieri. Va bene una persona che conosci, vale di più una sconosciuta in un posto dove la gente ha tempo. Non partire con la spiegazione: aspetta un spunto, cioè un momento in cui la cosa che sai c'entra con quello che avete davanti o con quello che lei ha detto (il caffè, la bici legata fuori, un problema che nomina). Se l'spunto non arriva, lo crei con una domanda su di lei, sul lavoro o su cosa fa nel tempo libero; quando ricambia la domanda, quello è il tuo momento. Dici la frase "a cosa serve", poi il passaggio che sorprende, e ti fermi. Se lei fa una domanda, continui con i tre passi; se non la fa, cambi argomento o saluti. I due minuti sono un limite, non un obiettivo.

Vale la regola del consenso: un segnale di disinteresse (risposta breve, sguardo altrove, un passo avanti, un "no") chiude l'esercizio; ringrazi e ti allontani; nessuna insistenza, nessun secondo tentativo con la stessa persona; l'esercizio conta come fatto anche se finisce lì. Niente approcci a persone al lavoro che non possono allontanarsi (cassiere, camerieri in servizio), a chi ha le cuffie, a chi è con bambini, in spazi chiusi senza uscita (ascensori, mezzi affollati).

Come sai che l'hai fatto. Per oggi il target è 1 persona che non conosceva la cosa, a cui hai detto almeno la frase "a cosa serve" e il passaggio che sorprende. Segna sul diario tre cose: quanto hai parlato, a stima; se ha fatto una domanda; quale. Se lo scambio è finito prima, l'esercizio conta lo stesso: scrivi a che punto si è fermato.

Perché funziona

Portare una cosa che sai è il modo più semplice di essere interessante senza recitare: parli di ciò che conosci, con esempi tuoi, e l'altra persona riceve qualcosa che prima non aveva. Il problema è che chi sa una cosa tende a spiegarla male. Wikipedia definisce la maledizione della conoscenza come un bias cognitivo che si verifica quando chi comunica dà per scontato che le altre persone abbiano il suo stesso background e le sue stesse conoscenze. Il limite delle 180 parole e la regola sul lessico servono a questo: ti obbligano a ricordare cosa non sa chi ascolta. Il gergo, per l'APA Dictionary of Psychology, è l'insieme di parole e forme di linguaggio specializzate usate in una professione o in un campo di attività; fuori da quel campo non comunica nulla.

La sequenza scrivere, provare, spiegare ricalca un gesto descritto nella voce Learning by teaching di Wikipedia, a proposito del metodo attribuito a Richard Feynman. Il metodo: spiegare come se ci si rivolgesse a un bambino, con analogie proprie, e tornare al materiale quando la spiegazione si inceppa. Non lo citiamo per un effetto sull'apprendimento, che non misuriamo, ma perché descrive bene le tre prove registrate: ogni volta che perdi il filo, hai trovato il punto da riscrivere.

C'è poi una ragione che riguarda l'altra persona. Tra i cinque passi per il benessere mentale dell'NHS ci sono imparare nuove abilità e dare agli altri. Per entrambi la pagina elenca, tra gli effetti, l'aiutare a entrare in contatto con altre persone; tra gli esempi cita il fare da mentore a un collega e l'offrire aiuto su un progetto. Spiegare bene una cosa che sai a chi non la conosce sta in quella lista. Non affermiamo che l'esercizio migliori il benessere di nessuno: diciamo che è coerente con quel consiglio.

Errori comuni

Domande frequenti

Come essere interessanti in una conversazione se non ho una competenza particolare?

Scegli una cosa che fai da più tempo o meglio degli altri, anche piccola: il caffè con la moka, la spesa al mercato, un percorso in bici, un programma del telefono usato bene. Interessante è il dettaglio che l'altra persona non sapeva, non il prestigio della competenza. Una cosa domestica spiegata bene batte un mestiere spiegato male.

Quanto deve durare la spiegazione?

Due minuti al massimo, e solo se l'altra persona fa domande: da sola, la prima parte dura una frase e un passaggio, cioè meno di un minuto. Il limite è una scelta nostra, non una misura. Se ti accorgi di parlare da più di due minuti senza una domanda dall'altra parte, ti fermi e passi la parola.

Devo imparare il testo a memoria?

No: impari l'ordine, non le parole. A cosa serve, il passaggio che sorprende, i tre passi, l'esempio. Le tre prove registrate servono a far stare la sequenza in testa senza il foglio; le parole cambiano ogni volta, ed è giusto così. Un testo recitato si sente, e l'altra persona smette di fare domande.

E se l'altra persona ne sa più di me?

Lo dici e le passi la parola, chiedendole come lo fa lei. L'esercizio è portare qualcosa, non vincere un confronto: una persona che ne sa più di te è un'occasione di ascolto, e la conversazione continua sullo stesso tema. Segni l'esercizio come fatto, perché la spiegazione l'hai iniziata e il resto lo hai ascoltato.

Va bene parlare del mio lavoro?

Sì, se scegli un pezzo e non il mestiere intero. Il lavoro è spesso la competenza con più esempi concreti; il rischio è il gergo e la lamentela. Prendi il passaggio che sorprende chi non lo fa, spiegalo con un caso reale e fermati. Se l'altra persona chiede altro, continui; se no, hai finito.

Fonti

  • Wikipedia, "Maledizione della conoscenza": https://it.wikipedia.org/wiki/Maledizione_della_conoscenza
  • APA Dictionary of Psychology, voce "jargon": https://dictionary.apa.org/jargon
  • Wikipedia, "Learning by teaching": https://en.wikipedia.org/wiki/Learning_by_teaching
  • NHS, "5 steps to mental wellbeing": https://www.nhs.uk/mental-health/self-help/guides-tools-and-activities/five-steps-to-mental-wellbeing/
  • Wikipedia, "Conversazione": https://it.wikipedia.org/wiki/Conversazione

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Domani: Giorno 15 — Osservare e ascoltare, primo giorno della settimana 3, dedicata alla conversazione. Indice della settimana appena finita: Settimana 2 — approccio.