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Giorno 11 — Presentarsi: chi sei e cosa fai, in una frase. Come presentarsi in modo interessante

Giorno 11 di 30Di David BrownAggiornato settembre 20267 min di lettura

Oggi alleni a dire chi sei e cosa fai in una frase sola, con un fatto concreto dentro e meno di quindici parole. Sai di averlo fatto quando hai cinque versioni scritte che stanno nel limite, otto registrazioni in cui le parole sono state contate e quattro presentazioni dal vivo seguite da una domanda all'altra persona. È il quarto giorno della settimana 2, dedicata all'approccio.

Esercizi del giorno

Scrivere cinque versioni di cosa fai

Obiettivo. Avere cinque frasi, tutte sotto le quindici parole, in cui cosa fai è un fatto concreto e non un titolo.

Come si fa. Prendi un foglio o le note del telefono. Scrivi cinque volte la risposta alla domanda "e tu cosa fai?", ogni volta con un'angolazione diversa. Le cinque: cosa fai per lavoro, per chi lo fai, l'ultima cosa che hai fatto questa settimana, cosa fai nel tempo libero, cosa stai imparando. Regole per ogni riga. Contiene un verbo d'azione e un oggetto che si può vedere o toccare: "sistemo gli impianti elettrici nei cantieri di Lecce", non "lavoro nel settore edile". Sta sotto le quindici parole, contate una per una, articoli compresi. Non contiene aggettivi su di te ("appassionato", "creativo", "dinamico") né il solo titolo ("sono un consulente"): il titolo, se serve, viene dopo il fatto. Se non lavori in questo periodo, scrivi lo stesso cinque righe: cosa fai è ciò a cui dedichi le tue ore, "sto rimettendo a posto la casa di mia nonna" vale quanto un mestiere. Rileggi e sottolinea l'oggetto concreto in ogni riga: è il punto a cui l'altra persona può agganciare una domanda.

Come sai che l'hai fatto. Per oggi il target è 5 righe, ciascuna con il numero di parole scritto accanto e sotto quindici. Il criterio: nella riga c'è un oggetto sottolineato che risponde a "cosa?" o "dove?". Una riga con il solo titolo, o con un aggettivo su di te, non conta e la riscrivi. Il target è una scelta nostra, non un dato.

Registrare otto presentazioni e contare le parole

Obiettivo. Portare la frase scritta nel parlato senza che si allunghi: le parole di riempimento vanno via prima che tu sia davanti a qualcuno.

Come si fa. Apri il registratore del telefono. Di' a voce alta la presentazione completa come la faresti dal vivo: "Ciao, sono Andrea" più una delle cinque righe, in una frase sola. Riascolta e conta le parole della parte "cosa fai", escluso il nome. Segna il numero. Conta a parte le parole di riempimento, "diciamo", "praticamente", "tipo", "niente", "in pratica", "come dire": ognuna che compare rende la registrazione non valida. Se il conteggio supera quindici, togli prima le premesse ("allora, io in realtà…"), poi le precisazioni ("cioè, più che altro…"), mai l'oggetto concreto. Cambia riga a ogni registrazione, così tutte e cinque passano dal parlato; alle ultime tre torni su quelle che ti sono venute peggio.

Come sai che l'hai fatto. Per oggi il target è 8 registrazioni valide: sotto le quindici parole nella parte "cosa fai", zero parole di riempimento, nessuna pausa lunga a metà frase. Le registrazioni non valide non contano: otto è il numero di quelle riuscite. Segna il conteggio di ognuna sul diario, così vedi quale versione si allunga sempre.

Presentarsi a quattro persone e restituire la domanda

Obiettivo. Dire chi sei e cosa fai in una frase, dal vivo, e subito dopo chiedere lo stesso all'altra persona.

Come si fa. Nel corso della giornata usa le situazioni in cui presentarsi è già previsto: un collega nuovo, l'inizio di un corso, un amico di un amico a cena, il vicino di posto a un evento. Se non ne hai, crea l'occasione come nel giorno 8: motivo del contesto, durata dichiarata, domanda, e quando lo scambio supera il minuto ti presenti. La sequenza è fissa: nome, una delle cinque righe, pausa di un secondo, poi "e tu?". La pausa serve a lasciare spazio a una domanda sul tuo oggetto concreto; se non arriva, passi tu la parola. Quando l'altra persona risponde, fai una domanda su quello che ha detto, non sul titolo: "e i cantieri dove sono?", non "quindi sei un elettricista?". Se la persona è una sconosciuta, vale la regola del consenso: un segnale di disinteresse (risposta breve, sguardo altrove, un passo avanti, un "no") chiude l'esercizio; ringrazi e ti allontani; nessuna insistenza, nessun secondo tentativo con la stessa persona; l'esercizio conta come fatto anche se finisce lì. Niente approcci a persone al lavoro che non possono allontanarsi (cassiere, camerieri in servizio), a chi ha le cuffie, a chi è con bambini, in spazi chiusi senza uscita (ascensori, mezzi affollati).

Come sai che l'hai fatto. Per oggi il target è 4 presentazioni a 4 persone diverse. Per ciascuna segna tre cose: quale delle cinque righe hai usato, se sei rimasto sotto le quindici parole, cosa ti ha chiesto l'altra persona dopo, se ti ha chiesto qualcosa. La presentazione vale quando hai detto la frase nel limite e hai restituito la domanda. Cosa ti ha chiesto è un dato che raccogli, non una condizione: ti dice quale riga funziona meglio come spunto.

Perché funziona

Presentarsi è, per definizione, decidere quale informazione dare di sé. La voce di Wikipedia in inglese sulla gestione dell'impressione, la indica come sinonimo di autopresentazione. La descrive come un processo, consapevole o no, in cui si cerca di influenzare la percezione altrui regolando le informazioni date nell'interazione sociale. Il concetto risale a Erving Goffman, nel 1956. L'esercizio di oggi regola una sola informazione: al posto del titolo, che l'altra persona deve interpretare, metti un fatto, che può verificare e su cui può fare una domanda. Non affermiamo che il fatto ti renda più interessante agli occhi di chi ascolta. Diciamo che gli dà qualcosa a cui rispondere, e il titolo da solo no.

Il limite di lunghezza non lo abbiamo inventato noi, ma il nostro è più stretto. La voce italiana di Wikipedia sull'elevator pitch descrive la presentazione rapida di sé o della propria attività per motivi professionali e la colloca fra i 30 secondi e i 2 minuti. Una conversazione con una persona appena conosciuta non è un colloquio: per questo la frase di oggi sta sotto le quindici parole e il resto lo lasci alle sue domande.

Scrivere ciò che fai prima di dirlo segue un consiglio della pagina dell'NHS su come rafforzare l'autostima: riconoscere in cosa si è bravi, con esempi ordinari come cucinare o essere un buon amico, e metterlo per iscritto. Le cinque righe fanno questo con un vincolo in più, il fatto concreto. Non promettiamo che l'autostima salga: proponiamo cinque righe, un conteggio e quattro prove dal vivo.

Errori comuni

Domande frequenti

Come ci si presenta in modo interessante?

Con un fatto concreto invece di un titolo, in meno di quindici parole, e con una domanda subito dopo. "Sistemo gli impianti nei cantieri di Lecce" lascia all'altra persona due cose da chiedere; "sono un elettricista" nessuna. Interessante, per noi, vuol dire questo: dare un appiglio, non fare colpo.

Devo parlare del lavoro anche se non mi piace?

No, "cosa fai" è ciò a cui dedichi le tue ore, e sei tu a scegliere quale. Delle cinque righe una sola riguarda il lavoro; le altre parlano di per chi lo fai, del tempo libero, di cosa stai imparando. Scegli la riga con l'oggetto concreto di cui parli più volentieri.

Cosa rispondo se in questo periodo non lavoro?

Un fatto concreto su come passi il tempo, senza premesse: "sto rimettendo a posto la casa di mia nonna", "seguo un corso serale di saldatura". La domanda "cosa fai" non chiede un contratto. Una risposta con un oggetto concreto dà all'altra persona da chiedere quanto una qualsiasi professione.

Posso dire il titolo del mio lavoro?

Sì, dopo il fatto e solo se serve a capire: "gestisco le pratiche dei mutui in filiale, sono un consulente bancario". Il titolo da solo è escluso oggi per scelta nostra, non perché sbagliato: lascia all'altra persona il lavoro di indovinare cosa fai davvero e non le dà una domanda da fare.

Quindici parole sono poche: l'altra persona capirà poco di me?

Capirà una cosa sola, ed è quello che serve all'inizio. Il resto lo chiede lei, se vuole, e tu rispondi con un altro fatto. Una presentazione lunga toglie all'altra persona le domande da fare e la mette in ascolto passivo. Le altre quattro righe le tieni per le sue domande.

Cosa chiedo dopo essermi presentato?

"E tu?", e poi una domanda su quello che ha risposto, non sul suo titolo: "e i turni come sono?", "dove lo fai?". La domanda riprende una parola sua, così sente che hai ascoltato. Se risponde con il solo titolo, chiedi cosa ha fatto questa settimana: è la stessa regola che hai applicato a te.

Fonti

  • Wikipedia (EN) — Impression management (self-presentation): https://en.wikipedia.org/wiki/Self-presentation
  • Wikipedia — Elevator pitch: https://it.wikipedia.org/wiki/Elevator_pitch
  • NHS — Raising low self-esteem: https://www.nhs.uk/mental-health/self-help/tips-and-support/raise-low-self-esteem/

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Domani: Giorno 12 — Raccontare un episodio personale in un minuto. Indice della settimana: Settimana 2 — approccio.